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La storia del Museo
L’idea di istituire un Museo di Archeologia del Mare a Caorle è nata dalla scoperta, nel 1992, del relitto Caorle 1 nello specchio di mare Adriatico antistante questa città. L’Amministrazione comunale di Caorle, d’intesa con l’allora Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, individuò come luogo idoneo ad ospitare un’esposizione permanente il complesso di inizio ’900 noto come Azienda Agricola Chiggiato, posto in posizione privilegiata di accesso alla città.
Il museo oggi ha sede presso gli edifici che furono cantine, scuderie, officina e granaio, parti del complesso la cui costruzione iniziò nel 1903; l’incarico della progettazione venne affidato all’ingegnere Samassa che aveva già avuto a che fare con l’architettura rurale a Portogruaro nella costruzione del complesso Marzotto e che soprattutto aveva in precedenza lavorato nel cantiere del Mulino Stucky a Venezia. Per questa ragione possiamo riconoscere nel complesso dell’azienda agricola Chiggiato alcune influenze del neogotico che caratterizza il Mulino Stucky, costruito tra il 1884 e il 1895 dall’architetto tedesco Ernst Wullekopf, importante esempio di architettura industriale italiana dell’epoca.
Il legame tra i Chiggiato e gli Stucky è frutto delle nozze che misero in relazione i membri delle due famiglie, protagoniste di una significativa fase storica della trasformazione di Venezia, di Caorle e del suo territorio in poli di produzione e trasformazione dei prodotti agricoli.
La complessità e il costo del progetto museale hanno imposto la suddivisione degli obiettivi in più fasi, tuttora in corso di implementazione, con lo scopo di valorizzare reperti archeologici non ancora esposti al pubblico e provenienti dal mare Adriatico, dalle acque interne comprese tra le foci dei fiumi Tagliamento e Piave e dal territorio costiero di Caorle, Bibione e San Michele al Tagliamento, organizzandoli in modo da illustrare la storia degli insediamenti umani nel Veneto orientale, attraverso lo studio dei commerci, delle rotte, delle tecniche e dei mezzi di navigazione, dei sistemi di sfruttamento delle acque e di gestione e difesa del territorio.
A partire dal 2016, a seguito della riorganizzazione interna del Ministero della Cultura, il Museo nazionale di Archeologia del Mare è passato in gestione alla Direzione regionale Musei Veneto e dal mese di luglio del 2018 è ufficialmente aperto al pubblico. Una volta ultimato, il Museo si troverà al centro di un percorso culturale d’acqua, compreso tra le lagune di Venezia e di Grado-Marano e pienamente inserito nella rete dei musei archeologici nazionali e locali.